Regalati il Molise

A poche ore dall’annuncio ufficiale del progetto – ideato e promosso dall’associazione “Amici del Morrutto” assieme all’amministrazione comunale – è già un grande successo “Regalati il Molise”, l’iniziativa presentata questa mattina con una conferenza stampa nel borgo antico di San Giovanni in Galdo (Campobasso). I promotori hanno ricevuto in un solo giorno centinaia di richieste di adesione sia dall’Italia che dall’estero. Richieste sono arrivate, ad esempio, da Francia, Irlanda, Polonia, Ucraina ma anche da tutta l’Italia (Piacenza, Udine, Ferrara, Torino, Firenze, Bologna, Bergamo, Parma, Genova, Padova, Ragusa, Milazzo, Napoli, solo per citarne alcune).

“Regalati il Molise perché il Molise è un regalo speciale – hanno spiegato il presidente dell’associazione Amici del Morrutto, Stefano Trotta, e il sindaco del paese, Domenico Credico, durante la conferenza stampa tenuta insieme al giornalista Enzo Luongo -. Piccolo, lento e ricco di tanto. Regalati il Molise perché il Molise è l’abbraccio dell’ospitalità. Quella che si propone per il piacere di dirti: ecco, questo è per te, senza nulla in cambio”. Gli amori più belli nascono così. E senza nulla in cambio la piccola regione italiana lancia la sua grande, grandissima iniziativa che prende vita in uno dei borghi tipici del Molise.

Regalati il Molise è il dono di San Giovanni in Galdo: il paese regala vacanze a chi vuole scoprire la regione che il New York Times ha inserito tra le 52 mete del mondo da visitare quest’anno.

Con questo progetto durante tutta l’estate 2020 verranno offerti 40 soggiorni di una settimana ciascuno, tra i mesi di luglio e settembre prossimi, nelle case del suggestivo borgo antico del paese.

Una vera e propria vacanza a costo zero con una finalità ben precisa: ridare vita ai piccoli e sconosciuti centri del Molise e farli scoprire a visitatori italiani e stranieri proprio nell’anno zero del turismo mondiale, anno nel quale, a causa dell’emergenza sanitaria, tutti gli schemi tradizionali delle vacanze, legati soprattutto alle grandi mete, sono saltati.

Tutto questo in un luogo, il “Morrutto”, con la meravigliosa piazzetta di San Giovanni in Galdo, dove il tempo si è fermato e l’oggi incontra il passato e ci sta bene assieme.

“Chi sceglierà di accettare questa ‘scommessa’ – hanno sottolineato i promotori del progetto – scoprirà un paese con una qualità della vita eccellente, dove tutto è ancora scandito dalla natura che circonda il borgo, un borgo che si trova tra l’altro in una posizione strategica, a 40 minuti dal mare e dalla montagna, a 2 ore da Roma e da Napoli”.

Nessun contributo economico è previsto. La comunità locale mette a disposizione tre abitazioni e gli ospiti non dovranno preoccuparsi di nulla, se non di andare alla scoperta delle bellezze del Molise, della sua storia e della sua enogastronomia.

Per partecipare basta non essere residenti in Molise e non avere case e parenti in regione. Bisognerà indicare anche le motivazioni alla base della decisione di voler scoprire il Molise.

Per aderire è necessario riempire e inviare via mail l’apposito modulo disponibile sul sito morrutto.com (sullo stesso sito è consultabile anche il regolamento).

L’iniziativa, attenta a valorizzare in particolare quei piccoli borghi dove molto spesso non esistono strutture ricettive, mira a essere un progetto pilota: parte da San Giovanni in Galdo con l’obiettivo di poterlo mutuare dal prossimo anno ad altri borghi del Molise e non solo per creare una rete dell’ospitalità a costo zero in tutta la regione, dove oggi sono centinaia le case nei centri storici ormai chiuse da anni per via dello spopolamento. Già in queste ore sono diversi i comuni, non solo molisani, che hanno chiesto di aderire al progetto.

morrutto.com

blockchain e dintorni (2)

privatekey-chiaveprivata-codicesblocco

come si fa a dimostrare la paternità della chiave pubblica e quindi del testo originale ?

‘not your key, not your coin‘. chi ha la disponibilità della chiave privata dispone anche del contenuto, in valore, ad esso collegato. di fatto l’algoritmo di generazione delle chiavi (sha256) genera prima la chiave privata dalla quale viene dedotta in modo irreversibile e univoco la chiave pubblica: praticamente la chiave privata è un codice che sblocca, consentendo di spenderli i valori contenuti a quell’indirizzo (chiave pubblica).

quindi, chi possiede la chiave privata è, presumibilmente, il possessore (autore) del messaggio che ha generato anche la chiave pubblica.

questo sistema ha l’inconveniente di perdere la paternità del testo generato qualora la chiave privata dovesse essere smarrita o rubata.

esiste però la possibilità di ovviare a tutto questo in maniera molto semplice. se all’interno del testo, magari in appendice si inseriscono i dati identificativi dell’autore (questo testo è stato scritto da mario rossi nato a , il …) il problema è banalmente risolto anche in caso di smarrimento o furto della chiave privata. potrò perdere il valore collegato ma mai la paternità del testo.

nella blockchain di bitcoin come in altre, vengono conservate e per sempre tutte le registrazioni (chiavi pubbliche) fatte; quindi tramite la funzione crittografica sha256 posso, in qualsiasi momento, ricostruire la mia chiave partendo dal testo originale che però dovrà essere esattamente lo stesso, alla virgola.

sperimentare tutto questo è molto semplice e non costa niente basta andare su bitaddress.org (generatore di chiavi per bitcoin) e utilizzare la modalità “brain wallet“.

quindi chiunque da ora può utilizzare, quasi gratuitamente la funzione di notariato senza bisogno del notaio …. se vi pare poco !

long life bitcoin !

blockchain e dintorni (1)

publickey-chiavepubblica-indirizzo

tra i tanti pregi della rivoluzionaria tecnologia blockchain, una in particolare mi sembra sottaciuta o poco enfatizzata. il cosiddetto “timestamping” che consiste nel certificare in maniera insindacabile che un fatto (una transazione in blockchain) sia avvenuto in una data e ora certa: appunto la data e l’ora di inserimento della transazione in un blocco della blockchain.

parlo di blockchain e presumo quindi che chi legge ne abbia un idea abbastanza chiara; per i meno informati blockchain.info (non esiste un sito ufficiale).

finora per certificare un evento ad una certa data si utilizzavano le poste italiane: si autoinviava una raccomandata all’interno della quale , sigillati, c’erano i documenti di cui certificare la data di creazione tramite il timbro postale apposto anche a sigillo e integrità della busta. si usava, ad esempio per certificare la data di presentazione di una comunicazione fatta ad un ente o istituzione. all’epoca la certezza della data era quindi affidata ad un timbro postale che comunque era corruttibile per chi ne avesse la convenienza e la possibilità !

con l’uso della blockchain tutto ciò non è possibile o più precisamente non è “praticamente” possibile essendo il sistema stesso (penso alla blockchain di bitcoin, certamente la più sicura in assoluto) decentralizzato, incensurabile, permissionless e praticamente incorruttibile.

ogni transazione della blockchain è legata ad un indirizzo/chiavepubblica che tutti possono vedere; ad ogni indirizzo corrisponde quindi, in entrata o in uscita, un valore associato (nel nostro caso bitcoin).

per generare l’indirizzo da inserire nella blockchain ci sono diversi modi, tutti validi e riconosciuti dall’algoritmo di bitcoin: generazione di numeri casuali; un numero binario qualsiasi di 256 bit; un testo alfanumerico qualsiasi che attraverso una funzione crittografica (sha256) viene trasformata in un numero alfanumerico riconosciuto dall’algoritmo. e qui siamo alla caratteristica che più ci interessa: l’indirizzo/chiavepubblica può essere quindi un testo qualsiasi e di lunghezza variabile;

quindi con un importo minimo di 5-10 euro associato a tale indirizzo posso registrare nella blockchain una frase qualsiasi. praticamente inverto l’utilità della funzione e, dove l’indirizzo/chiavepubblica è funzionale al valore collegato, decido di utilizzare un valore minimo che però mi da la possibilità di “registrare” una frase.

la frase quindi può essere il testo di una canzone inedita; una poesia; un testamento; una vendita o possesso di un oggetto; la cessione a qualsiasi titolo; un risultato numerico; una previsione di qualsiasi tipo; un marchio; ecc.

si capisce quindi che tutti i protocolli di protezione della proprietà intellettuale e molto di più diventano superati da una semplice registrazione nella blockchain (ledger) che già c’è ed è inviolabile ed intellegibile da tutti senza bisogno di notai (wow!), avvocati e tribunali. quindi chiunque abbia in mente di registrare un testo originale può de facto certificarne l’origine, la data e la proprietà con veramente pochi spiccioli.

è questa certamente una grande rivoluzione !!

segue privatekey-chiaveprivata-codicesblocco

60 x 60

e così da un giorno all’altro sono sessanta di anni. con i 50nta avevi ancora un piede nella gioventù ma, con i 60nta hai svoltato, hai girato la boa e comincia il viaggio di ritorno. ce da dire che comunque 60 è un bel numero: un sottomultiplo di 360 del cerchio che è sinonimo di perfezione. c’è un’età che si vive nel futuro, una che si vive nel passato, questa che va vissuta nel presente ed io la vivo oggi senza rimpianti e senza troppe illusioni. il tempo è galantuomo? forse si ma, la vecchiaia dipende! dipende da come la si vive.

la maggior parte degli uomini fanno una vita da malati per morire sani; io preferisco vivere sano per morire malato!

i figli sono adulti e prossimi alla realizzazione professionale-lavorativa e sociale, qualcuno è già padre, e cominciano a guardarci come un modello “superato” soprattutto nell’approccio alle tecnologie e alle tendenze musicali; vivere con consapevolezza e sensatezza questo tempo tecnologico non è facile. la generazione prima della nostra certo non aveva di questi problemi ma comunque hanno dovuto superare situazioni socioeconomiche molto più pesanti relativamente ai bisogni primari. la nostra generazione è la prima nella quale i genitori (noi) stanno meglio (in termini di prospettiva) dei figli. questo che potrebbe sembrare un fatto negativo in realtà non lo è, o potrebbe non esserlo: noi abbiamo scelto di fare l’insegnante, l’avvocato, il commercialista, il dottore, l’operaio, ecc. loro, i nostri figli, non hanno questo ventaglio di scelte in quanto tutte superate dalla storia ma, proprio per questo hanno un maggior grado di libertà che li portano a studiare e ad interessarsi a settori “nuovi” che non ti garantiscono un “lavoro”. bontà loro hanno un mondo nuovo tutto da inventare (a loro spese chiaramente).

non siamo ancora pensionati ma sullo scivolo pensionistico che qualcuno misura sui mesi che mancano alle “quota 100” il che per la verità è un po triste !? come una locomotiva che deve scegliersi il binario “morto”. per carità, mi vengono i brividi solo a pensarci.

sveglia! non siamo a fine corsa ma nel bel mezzo di una battaglia che non si vince mai! ma proprio per questo è bello combattere fino allo stremo, e più lunga è la battaglia maggiore è l’adrenalina che scorre nelle vene. sempre meglio che anfetamina o morfina!

auguri a tutti i giovani 60enni !!!

Paura e speranze

di Antonio Di Lalla lafonte.tv maggio 2020

Da un po’ di giorni mi risuonano questi versi di Quasimodo, spero più come scaramanzia che triste presagio. Il terremoto del 2002, che ci destabilizzò come la pandemia di questi mesi, produsse la consapevolezza di essere tutti sulla stessa barca, con l’effetto immediato di generare solidarietà, altruismo, condivisione. Presto ci si rese conto che sulla stessa barca non tutti i posti erano egualmente faticosi e rischiosi e dunque si finì per rincorrere il proprio utile, anche a scapito degli altri. Questo atteggiamento riguardò allora, e purtroppo anche in seguito in circostanze analoghe, solo un grappolo di comunità, mentre oggi è in gioco il futuro dell’umanità e non possiamo permetterci errori fatali.

Se è vero che dietro ogni problema c’è un’opportunità, sta a noi coglierla perché niente torni come prima. La morte di decine di migliaia di persone, la sofferenza di quelli provati da lutto e malattia, la reclusione forzata nelle proprie abitazioni, la fatica di provvedere al sostentamento, la crisi, non solo economica, che attanaglia l’umanità non possono essere catalogate come semplice incidente di percorso. Si esige una svolta: sociale, economica, ecologica e anche religiosa.

Nei bilanci degli Stati le uniche spese che crescono in modo esponenziale sono quelle militari, perché dobbiamo essere sempre pronti a far fronte al nemico, tanto che neppure in questo periodo si è fermata l’industria bellica. Accade così che spendiamo una fortuna per armi, anche di distruzione di massa, per resistere contro un improbabile nemico e abbiamo smantellato la sanità che dovrebbe difenderci da nemici sicuri, aggressivi e spesso invisibili.

Con la scusa della riduzione del debito negli ultimi dieci anni sono stati chiusi quasi duecento ospedali, cancellati più di centomila posti letto, favorita la sanità privata, che gestisce oltre il 48% degli istituti di cura, magari in cambio di mazzette (in Lombardia di certo, altrove bontà dei giudici inquirenti!). Un primo passo positivo potrebbe essere la riapertura dell’ospedale di Larino per la cura delle malattie infettive, nonostante le riserve di alcune forze politiche.

Il coronavirus ha messo in ginocchio il capitalismo e il consumismo. “La pandemia – scrive l’economista Giraud – ci sta costringendo a capire che non esiste un capitalismo davvero praticabile senza un forte sistema di servizi pubblici e a ripensare completamente il modo in cui produciamo e consumiamo”. Se partiamo dai beni comuni (l’insieme delle risorse, materiali e immateriali, – enciclopedia Treccani – utilizzate da più individui e che possono essere considerate patrimonio collettivo dell’umanità) si apre uno spazio tra il mercato e lo stato e si può cominciare a riprogettare una società solidale. La ricerca sul virus, che vede gli scienziati di varie nazionalità scambiarsi i risultati, è un esempio concreto di lavoro al servizio dell’umanità. Non dovrebbe essere appunto questo il compito della politica e dell’economia? Cosa conta veramente, i beni materiali o la vita, sfruttare la terra inquinando e distruggendo o prenderci cura della natura? Questo virus potrebbe farci convincere che la madre-terra è la nostra unica casa comune e spingerci a cominciare a superare, se non ad abbattere, frontiere e barriere. Prenderci cura è l’imperativo morale che nasce dalla pandemia: delle persone, della natura, dell’ambiente, del pianeta. Se un invisibile virus non si può rinchiudere in uno spazio limitato e il suo uso contro qualcuno, o semplicemente il non far fronte comune, significa anche un alto rischio di suicidio, perché non cominciare a progettare un mondo senza frontiere?

Un passaggio di un canto che meriterebbe di essere ascoltato, “Senza Frontiere”, dice:

E se la terra non avesse frontiere
sarebbe un grande giardino in fiore.
Sarebbe come un arcobaleno,
la vera perla della creazione.
Sarebbe bella come una madre,
sarebbe immensa come l’amore.

La nostra Terra senza frontiere
è una speranza che sarà realtà
quando ogni uomo si sentirà figlio
di una sola umanità.

L’isolamento sociale, prodotto dal virus, può essere un’opportunità per riscoprire e dare autenticità ai rapporti umani perché non siano banali o strumentali ma anche per riscoprire il rapporto con l’Assoluto. Molti si sono accontentati di inseguire messe e celebrazioni su tutti i mezzi audio e video possibili, forse anche per una bulimia spirituale; molti altri hanno riscoperto la propria famiglia come comunità orante rivitalizzata dal Soffio dello Spirito, chiesa abitata dal Dio di Gesù Cristo presente e visibile nello spezzare il pane intorno alla propria mensa. Un popolo più avanti di quella frangia di vescovi, utili idioti di una destra tanto clericale e bigotta quanto atea, che chiedeva con insistenza il ripristino delle funzioni in chiesa, forse per la paura che i credenti possano diventare adulti nella fede.

La ricostruzione dopo questa dura prova deve partire dal rispetto della natura sempre e comunque, dalla riduzione seria e sostanziosa delle spese “armate”, dal reddito minimo per tutti, da una riqualificazione della sanità pubblica sul territorio, dal ritorno dell’economia e dei mercati finanziari sotto il controllo della politica. È l’ora che la speranza indignata ci aiuti a progettare un futuro migliore in un mondo abitabile. Utopia? Forse. Un proverbio magrebino afferma che, sì, “nessuna carovana ha mai raggiunto l’utopia, però è l’utopia che fa andare avanti le carovane”. Che mondo triste se l’utopia scomparisse e le carovane si fermassero.

di Antonio Di Lalla lafonte.tv maggio 2020

molise trekking

calendario itinerari molisani di Antonio Meccanici. i prezzi su molisetrekking.com

ESTATE 2020
31 maggio 20206 giugno 2020I Monti del MateseDa Sepino alla Basilica Minore dell’Addolorata (Castelpetroso)Antonio Meccanici
13 giugno 202018 giugno 2020Il Molise tra natura e storiaDa Isernia a PietrabbondanteAntonio Meccanici
28 giugno 20204 luglio 2020I Monti del MateseDa Sepino alla Basilica Minore dell’Addolorata (Castelpetroso)Antonio Meccanici
12 luglio 202018 luglio 2020I Monti del MateseDa Sepino alla Basilica Minore dell’Addolorata (Castelpetroso)Antonio Meccanici
25 luglio 202031 luglio 2020I Monti del MateseDa Sepino alla Basilica Minore dell’Addolorata (Castelpetroso)Antonio Meccanici
2 agosto 20207 agosto 2020Il trekking dei laghi molisaniDa Gambatesa ad Acquaviva CollecroceAntonio Meccanici
9 agosto 202015 agosto 2020I Monti del MateseDa Sepino alla Basilica Minore dell’Addolorata (Castelpetroso)Antonio Meccanici
22 agosto 202027 agosto 2020Il Molise tra natura e storiaDa Isernia a PietrabbondanteAntonio Meccanici
AUTUNNO 2020
1 settembre 20207 settembre 2020Sulle tracce dei pastori molisaniDa Campobasso a San Pietro AvellanaAntonio Meccanici
12 settembre 202019 settembre 2020Una settimana nel verde dell’alto MoliseEscursioni nell’alto MoliseAntonio Meccanici
20 settembre 202026 settembre 2020Sulle tracce dei pastori molisaniDa Campobasso a San Pietro AvellanaAntonio Meccanici
3 ottobre 20209 ottobre 2020Nel cuore del MoliseDa Carpinone a Sessano del MoliseAntonio Meccanici
17 ottobre 202022 ottobre 2020Il trekking dei laghi molisaniDa Gambatesa ad Acquaviva CollecroceAntonio Meccanici
31 ottobre 20205 novembre 2020I sentieri della transumanzaDa Campobasso a LarinoAntonio Meccanici
21 novembre 202022 novembre 2020Trekking del lago di OcchitoDa Gambatesa a ColletortoAntonio Meccanici
28 novembre 202029 novembre 2020Trekking fra Sanniti, capanne ed eremiDa Vastogirardi a PescopennataroAntonio Meccanici
INVERNO 2020/2021
7 dicembre 20208 dicembre 2020Trekking del lago di OcchitoDa Gambatesa a ColletortoAntonio Meccanici
19 dicembre 202020 dicembre 2020Trekking fra Sanniti, capanne ed eremiDa Vastogirardi a PescopennataroAntonio Meccanici
29 dicembre 20203 gennaio 2021Il trekking del Matese in invernoCiaspolate o escursioni sui Monti del MateseAntonio Meccanici
9 gennaio 202116 gennaio 2021Nel P.N.A.L.M. in invernoCiaspolate o escursioni sulle MainardeAntonio Meccanici
23 gennaio 202128 gennaio 2021Il trekking del Matese in invernoCiaspolate o escursioni sui Monti del MateseAntonio Meccanici
6 febbraio 202111 febbraio 2021Nel P.N.A.L.M. in invernoCiaspolate o escursioni sulle MainardeAntonio Meccanici
20 febbraio 202125 febbraio 2021Il trekking del Matese in invernoCiaspolate o escursioni sui Monti del MateseAntonio Meccanici
6 marzo 202111 marzo 2021Nel P.N.A.L.M. in invernoCiaspolate o escursioni sulle MainardeAntonio Meccanici

halving bitcoin

bitcoin non è la moneta di internet ma l’internet della moneta; è quindi un mondo da studiare che non si può spiegare in due righe. fra 2-3 giorni ci sarà il terzo halving che porterà la ricompensa dei miner da 12,5 btc alla metà: 6,25 btc per ogni blocco minato. i blocchi contenenti le transazioni vengono inseriti secuenzialmente nella blockchain 1 ogni 10 minuti circa e il dimezzamento della reward avviene ogni 210.000 blocchi (4 anni). non c’è un orologio a scandire i tempi ma sono meccanismi interni all’algoritmo che si compensano e si controllano vicendevolmente.

adesso 1 btc = 9892 $

Coronavirus, nasce il «ducato»: Castellino del Biferno batte moneta e pensa ai «Borbone bond»

Attenzione, attenzione, annuncio alla popolazione!… Nella galleria dei governatori e dei sindaci d’Italia alle prese con la pandemia, fra le esternazioni caserecce che hanno incuriosito la stampa mondiale e deliziato pure Naomi Campbell – «Oh, I love italians! Their spirit, creativity…» -, ecco apparire pure l’effigie di Enrico Fratangelo, primo dei 532 cittadini di Castellino del Biferno, provincia di Campobasso. Uno che per il Sud batte i pugni e pure moneta. Rieletto con la sua lista civica «Movimento insorgente», lui che più di vent’anni fa era già stato sindaco centrosinistro dell’allora Pds, Fratangelo non minaccia di mandare i carabinieri col lanciafiamme, come il presidente campano De Luca, né va per strada a sgridarli come il sindaco barese Decaro. No, il sindaco molisano s’è inventato qualcosa di unico per tamponare la crisi economica da epidemia. Una sgargiante moneta locale da coniare e spendere subito, in barba all’euro: il ducato castellinese.

«Erano dodici anni che studiavo la moneta alternativa»

E una bella obbligazione da incassare chissà quando, alla faccia dell’Europa e di chi c’impone il rigore: i Borbone bond, risposta meridionale ai Lombardia bond ideati dal governatore Attilio Fontana. «Erano dodici anni che studiavo la moneta alternativa», dice Fratangelo, e l’idea s’è fatta contagiosa con il Covid: «Daremo i ducati solo a chi ne ha necessità. E i bond saranno un incentivo a chi verrà qui per investire in un’attività economica, zootecnica, ortofrutticola o altro». Le monete saranno, nella pratica, dei buoni alimentari: «Le famiglie meno abbienti potranno usare i ducati per fare la spesa nei negozi convenzionati col Comune: il cambio è alla pari e ogni due settimane, riconsegnando a noi le banconote castellinesi, i commercianti avranno i loro euro». E i Borbone bond? «Il Comune restituirà attraverso i ducati, che si possono spendere solo qui, l’esatta cifra del mutuo contratto con la banca per insediare l’attività. Questo darà slancio all’economia locale». Sul Biferno ci si prepara all’inferno. La rocca di Castellino vide l’anno Mille, gli antichi duchi si difendevano dai saraceni lanciando l’olio bollente dalle finestre, s’è sopravvissuti a secoli di pestilenze e in ultimo al terremoto del 2002. Il virus sta colpendo meno che altrove, qui come in tutto il Molise, però si sa che la crisi sarà un’altra cosa. E che tutto cambierà, dice il sindaco, non necessariamente in peggio: si vedono già gli «effetti del neoliberismo sfrenato a cui il Covid-19 ha iniziato a porre freno»… Va bene: ma la zecca, per dirla alla molisana, che ci azzecca?

Il ducato castellinese è bell’e pronto e in circolazione

Il ducato castellinese è bell’e pronto e in circolazione, comode banconote «in carta plastificata, sanificabile e quindi di ostacolo alla diffusione di virus e batteri». I tagli sono da 0,50, 1, 5, 10, 20, 50 e 100. La grafica è accesa e originale, «con immagini riferibili a Castellino od altri soggetti»: la chiesa, la piscina pubblica, la sagra del Pizzicantò, la statua della Madonna, il bronzo di padre Pio, un Gesù che irradia luce, una foto di gruppo della giunta… E infine, sulla banconota gialla da 20, esergo la scritta «Sud ribelle», pure la doppia immaginetta fronte-profilo del Signor Sindaco Fratangelo. Nostalgia per i sovrani assoluti, più che per il sovranismo monetario? «Se per nostalgico intendiamo l’applicazione della Restaurazione, no, non lo sono. Se invece intendiamo nostalgico del benessere che avvolgeva il Sud Italia, dei primati che aveva, allora sì». Nelle sei pagine del decreto numero 8, pubblicato il 17 aprile e intitolato «Re-istituzione di Moneta Comunale Ducato», Fratangelo si confessa grande fan di Ferdinando II re delle Due Sicilie, il Re Bomba, quello che costruiva le prime ferrovie e intanto fucilava i fratelli Bandiera. Il sindaco dedica al Borbone il suo programma di welfare comunale, sta scrivendo un libro sull’argomento e anche prima di deliberare, nel documento ufficiale, la prende da lontano. Prima attacca la storiografia ufficiale tutta a favore dei settentrionali, citando il programma elettorale che comprende «il revisionismo storico in particolare del Risorgimento italiano, ritenuto falso e fiabesco».

«Il caro-prezzi apportato dall’euro»

Poi stigmatizza lo Stato italiano, che non elargisce i fondi e discrimina il Sud. Quindi ricorda il caro-prezzi apportato dall’euro, addita l’impoverimento della classe media, elenca le difficoltà di famiglie e imprese, ce l’ha con le resistenze delle banche, smaschera le speculazioni monetarie, analizza la perdita di sovranità monetarie, individua le lobby del Nord e della grande distribuzione che «prelevano la nostra ricchezza locale», descrive la globalizzazione che porta il lavoro in Cina e in Romania a discapito del Sud, sottolinea la necessità di tutelare le imprese locali dagli effetti della crisi innescata da Lehman Brothers nonché dal «neoliberismo clonato», senza dimenticare quei «faziosi e mistificatori» dell’Ats di Campobasso… «Tutto ciò premesso»: visti articoli e decreti e testi unici, trasmessi gli atti per conoscenza nientemeno che al parroco e ai carabinieri e al premier Giuseppe Conte, protocollato l’atto col numero 0001268, redatto su carta intestata del «Comune del Florido e Pacifico Ex Regno di Napoli, già Contado di Molise terra di Lavoro, Patriotichiamati Briganti, dal 1861 terra di disoccupazione ed emigrazione», apposti sigillo, firma e timbro, et voilà! In calce a tanta mole d’argomentazioni, finalmente il ducato è coniato. «Tutti i jorna si n’impara», dicono sul Biferno: ogni giorno se ne impara una. L’ultima è che il coronavirus si combatte con la corona dei Borbone.

di Francesco Battistini Corriere della Sera del 23/04/2020

rivoluzione coronavirus

niente sarà come prima. ci illudiamo che fra qualche mese, trovato il vaccino, tornerà tutto uguale a prima. sappiamo che non sarà così. per tornare a volare con ryanair forse ci vorranno un paio d’anni, per tornare a mangiare una pizza al ristorante, forse basteranno pochi mesi ma, per recuperare la ‘distanza sociale’ perduta quanto ci vorrà?

già prima del covid le diffidenze e le paure del diverso, alimentate ad arte da una lega troglodita, si stavano diffondendo nella società in maniera irreversibile; così il virus ha dovuto dare solo una legittimazione ‘scientifica’ al mantenimento delle distanze perfino con i propri affetti. questo distanziamento diventerà un ‘diradamento sociale’ tra le persone normali soprattutto quelle anziane.

se dal punto di vista sociale e umano sarà un disastro, cosa succederà all’economia? può essere questa un’occasione unica e irripetibile per azzerare l’inutile barocca burocrazia che con regolamenti e testi unici vari bloccano l’intraprendenza delle persone? il miracolo della ricostruzione del ponte ‘morandi‘ di genova può essere il seme della speranza. deregolamentare è la chiave di quell’unica possibile ripartenza economica.

pensiamo al solo trasporto aereo che già imponeva di recarsi 2 ore prima all’aereoporto per controlli antiterrorismo; adesso con il controllo della T corporea unita ad altri formalismi inevitabili a seconda del paese di destinazione, bisognerà recarsi al check-in almeno 3 ore prima; se a questo si aggiunge l’inevitabile rincaro dei prezzi, è facile pensare che il settore aereo ha già un piede nella fossa (se ne accorto persino Warren Buffet).

negli anni duemila Serge Latouche (decrescitafelice.it) ha definito i principi di quella filosofia economico-sociale che va sotto il nome di ‘décroissance‘ : non può esistere una crescita infinita in un mondo finito. grazie alla pandemia covid, quello che non ci piaceva prima diventerà di inevitabile attuazione. l’eliminazione di buona parte del superfluo della nostra vita diventerà, finalmente la regola invece dell’eccezione di pochi sfigati radical-chic che predicano l’adozione di stili di vita più consoni e rispettosi dell’ambiente e della dignità umana.

qual’è il contrario del termine inglese ‘lockdown‘ ? interrogata mia figlia di 23 anni, in un lampo di genio, mi ha detto: ‘freedom‘ ! la questione non è solo lessicale ma sostanziale: contrariamente a quanto pensiamo, il nostro vivere moderno invece di renderci + liberi, ci ingabbia sempre più in una condizione di esseri non pensanti, non più protagonisti della propria vita ma semplici esecutori di decisioni prese altrove (orwell 1984).

l’informazione che pure ci sommerge quotidianamente, invece di facilitare le nostre scelte crea solo rumore che ci disorienta e, in questa pandemia, siamo ancorpiù costernati fino ad arrivare al rigetto dei consigli ‘scientifici’ dei troppi virologi-epidemiologi. non se ne può più. la cosa migliore da fare è spegnere la TV e smetterla di cercare le ultime (fake) news sul telefonino.

la nostra umana intelligenza non merita tanta umiliazione.

vive la liberté !!!