blockchain e dintorni (2)

privatekey-chiaveprivata-codicesblocco

come si fa a dimostrare la paternità della chiave pubblica e quindi del testo originale ?

‘not your key, not your coin‘. chi ha la disponibilità della chiave privata dispone anche del contenuto, in valore, ad esso collegato. di fatto l’algoritmo di generazione delle chiavi (sha256) genera prima la chiave privata dalla quale viene dedotta in modo irreversibile e univoco la chiave pubblica: praticamente la chiave privata è un codice che sblocca, consentendo di spenderli i valori contenuti a quell’indirizzo (chiave pubblica).

quindi, chi possiede la chiave privata è, presumibilmente, il possessore (autore) del messaggio che ha generato anche la chiave pubblica.

questo sistema ha l’inconveniente di perdere la paternità del testo generato qualora la chiave privata dovesse essere smarrita o rubata.

esiste però la possibilità di ovviare a tutto questo in maniera molto semplice. se all’interno del testo, magari in appendice si inseriscono i dati identificativi dell’autore (questo testo è stato scritto da mario rossi nato a , il …) il problema è banalmente risolto anche in caso di smarrimento o furto della chiave privata. potrò perdere il valore collegato ma mai la paternità del testo.

nella blockchain di bitcoin come in altre, vengono conservate e per sempre tutte le registrazioni (chiavi pubbliche) fatte; quindi tramite la funzione crittografica sha256 posso, in qualsiasi momento, ricostruire la mia chiave partendo dal testo originale che però dovrà essere esattamente lo stesso, alla virgola.

sperimentare tutto questo è molto semplice e non costa niente basta andare su bitaddress.org (generatore di chiavi per bitcoin) e utilizzare la modalità “brain wallet“.

quindi chiunque da ora può utilizzare, quasi gratuitamente la funzione di notariato senza bisogno del notaio …. se vi pare poco !

long life bitcoin !

blockchain e dintorni (1)

publickey-chiavepubblica-indirizzo

tra i tanti pregi della rivoluzionaria tecnologia blockchain, una in particolare mi sembra sottaciuta o poco enfatizzata. il cosiddetto “timestamping” che consiste nel certificare in maniera insindacabile che un fatto (una transazione in blockchain) sia avvenuto in una data e ora certa: appunto la data e l’ora di inserimento della transazione in un blocco della blockchain.

parlo di blockchain e presumo quindi che chi legge ne abbia un idea abbastanza chiara; per i meno informati blockchain.info (non esiste un sito ufficiale).

finora per certificare un evento ad una certa data si utilizzavano le poste italiane: si autoinviava una raccomandata all’interno della quale , sigillati, c’erano i documenti di cui certificare la data di creazione tramite il timbro postale apposto anche a sigillo e integrità della busta. si usava, ad esempio per certificare la data di presentazione di una comunicazione fatta ad un ente o istituzione. all’epoca la certezza della data era quindi affidata ad un timbro postale che comunque era corruttibile per chi ne avesse la convenienza e la possibilità !

con l’uso della blockchain tutto ciò non è possibile o più precisamente non è “praticamente” possibile essendo il sistema stesso (penso alla blockchain di bitcoin, certamente la più sicura in assoluto) decentralizzato, incensurabile, permissionless e praticamente incorruttibile.

ogni transazione della blockchain è legata ad un indirizzo/chiavepubblica che tutti possono vedere; ad ogni indirizzo corrisponde quindi, in entrata o in uscita, un valore associato (nel nostro caso bitcoin).

per generare l’indirizzo da inserire nella blockchain ci sono diversi modi, tutti validi e riconosciuti dall’algoritmo di bitcoin: generazione di numeri casuali; un numero binario qualsiasi di 256 bit; un testo alfanumerico qualsiasi che attraverso una funzione crittografica (sha256) viene trasformata in un numero alfanumerico riconosciuto dall’algoritmo. e qui siamo alla caratteristica che più ci interessa: l’indirizzo/chiavepubblica può essere quindi un testo qualsiasi e di lunghezza variabile;

quindi con un importo minimo di 5-10 euro associato a tale indirizzo posso registrare nella blockchain una frase qualsiasi. praticamente inverto l’utilità della funzione e, dove l’indirizzo/chiavepubblica è funzionale al valore collegato, decido di utilizzare un valore minimo che però mi da la possibilità di “registrare” una frase.

la frase quindi può essere il testo di una canzone inedita; una poesia; un testamento; una vendita o possesso di un oggetto; la cessione a qualsiasi titolo; un risultato numerico; una previsione di qualsiasi tipo; un marchio; ecc.

si capisce quindi che tutti i protocolli di protezione della proprietà intellettuale e molto di più diventano superati da una semplice registrazione nella blockchain (ledger) che già c’è ed è inviolabile ed intellegibile da tutti senza bisogno di notai (wow!), avvocati e tribunali. quindi chiunque abbia in mente di registrare un testo originale può de facto certificarne l’origine, la data e la proprietà con veramente pochi spiccioli.

è questa certamente una grande rivoluzione !!

segue privatekey-chiaveprivata-codicesblocco

halving bitcoin

bitcoin non è la moneta di internet ma l’internet della moneta; è quindi un mondo da studiare che non si può spiegare in due righe. fra 2-3 giorni ci sarà il terzo halving che porterà la ricompensa dei miner da 12,5 btc alla metà: 6,25 btc per ogni blocco minato. i blocchi contenenti le transazioni vengono inseriti secuenzialmente nella blockchain 1 ogni 10 minuti circa e il dimezzamento della reward avviene ogni 210.000 blocchi (4 anni). non c’è un orologio a scandire i tempi ma sono meccanismi interni all’algoritmo che si compensano e si controllano vicendevolmente.

adesso 1 btc = 9892 $

Coronavirus, nasce il «ducato»: Castellino del Biferno batte moneta e pensa ai «Borbone bond»

Attenzione, attenzione, annuncio alla popolazione!… Nella galleria dei governatori e dei sindaci d’Italia alle prese con la pandemia, fra le esternazioni caserecce che hanno incuriosito la stampa mondiale e deliziato pure Naomi Campbell – «Oh, I love italians! Their spirit, creativity…» -, ecco apparire pure l’effigie di Enrico Fratangelo, primo dei 532 cittadini di Castellino del Biferno, provincia di Campobasso. Uno che per il Sud batte i pugni e pure moneta. Rieletto con la sua lista civica «Movimento insorgente», lui che più di vent’anni fa era già stato sindaco centrosinistro dell’allora Pds, Fratangelo non minaccia di mandare i carabinieri col lanciafiamme, come il presidente campano De Luca, né va per strada a sgridarli come il sindaco barese Decaro. No, il sindaco molisano s’è inventato qualcosa di unico per tamponare la crisi economica da epidemia. Una sgargiante moneta locale da coniare e spendere subito, in barba all’euro: il ducato castellinese.

«Erano dodici anni che studiavo la moneta alternativa»

E una bella obbligazione da incassare chissà quando, alla faccia dell’Europa e di chi c’impone il rigore: i Borbone bond, risposta meridionale ai Lombardia bond ideati dal governatore Attilio Fontana. «Erano dodici anni che studiavo la moneta alternativa», dice Fratangelo, e l’idea s’è fatta contagiosa con il Covid: «Daremo i ducati solo a chi ne ha necessità. E i bond saranno un incentivo a chi verrà qui per investire in un’attività economica, zootecnica, ortofrutticola o altro». Le monete saranno, nella pratica, dei buoni alimentari: «Le famiglie meno abbienti potranno usare i ducati per fare la spesa nei negozi convenzionati col Comune: il cambio è alla pari e ogni due settimane, riconsegnando a noi le banconote castellinesi, i commercianti avranno i loro euro». E i Borbone bond? «Il Comune restituirà attraverso i ducati, che si possono spendere solo qui, l’esatta cifra del mutuo contratto con la banca per insediare l’attività. Questo darà slancio all’economia locale». Sul Biferno ci si prepara all’inferno. La rocca di Castellino vide l’anno Mille, gli antichi duchi si difendevano dai saraceni lanciando l’olio bollente dalle finestre, s’è sopravvissuti a secoli di pestilenze e in ultimo al terremoto del 2002. Il virus sta colpendo meno che altrove, qui come in tutto il Molise, però si sa che la crisi sarà un’altra cosa. E che tutto cambierà, dice il sindaco, non necessariamente in peggio: si vedono già gli «effetti del neoliberismo sfrenato a cui il Covid-19 ha iniziato a porre freno»… Va bene: ma la zecca, per dirla alla molisana, che ci azzecca?

Il ducato castellinese è bell’e pronto e in circolazione

Il ducato castellinese è bell’e pronto e in circolazione, comode banconote «in carta plastificata, sanificabile e quindi di ostacolo alla diffusione di virus e batteri». I tagli sono da 0,50, 1, 5, 10, 20, 50 e 100. La grafica è accesa e originale, «con immagini riferibili a Castellino od altri soggetti»: la chiesa, la piscina pubblica, la sagra del Pizzicantò, la statua della Madonna, il bronzo di padre Pio, un Gesù che irradia luce, una foto di gruppo della giunta… E infine, sulla banconota gialla da 20, esergo la scritta «Sud ribelle», pure la doppia immaginetta fronte-profilo del Signor Sindaco Fratangelo. Nostalgia per i sovrani assoluti, più che per il sovranismo monetario? «Se per nostalgico intendiamo l’applicazione della Restaurazione, no, non lo sono. Se invece intendiamo nostalgico del benessere che avvolgeva il Sud Italia, dei primati che aveva, allora sì». Nelle sei pagine del decreto numero 8, pubblicato il 17 aprile e intitolato «Re-istituzione di Moneta Comunale Ducato», Fratangelo si confessa grande fan di Ferdinando II re delle Due Sicilie, il Re Bomba, quello che costruiva le prime ferrovie e intanto fucilava i fratelli Bandiera. Il sindaco dedica al Borbone il suo programma di welfare comunale, sta scrivendo un libro sull’argomento e anche prima di deliberare, nel documento ufficiale, la prende da lontano. Prima attacca la storiografia ufficiale tutta a favore dei settentrionali, citando il programma elettorale che comprende «il revisionismo storico in particolare del Risorgimento italiano, ritenuto falso e fiabesco».

«Il caro-prezzi apportato dall’euro»

Poi stigmatizza lo Stato italiano, che non elargisce i fondi e discrimina il Sud. Quindi ricorda il caro-prezzi apportato dall’euro, addita l’impoverimento della classe media, elenca le difficoltà di famiglie e imprese, ce l’ha con le resistenze delle banche, smaschera le speculazioni monetarie, analizza la perdita di sovranità monetarie, individua le lobby del Nord e della grande distribuzione che «prelevano la nostra ricchezza locale», descrive la globalizzazione che porta il lavoro in Cina e in Romania a discapito del Sud, sottolinea la necessità di tutelare le imprese locali dagli effetti della crisi innescata da Lehman Brothers nonché dal «neoliberismo clonato», senza dimenticare quei «faziosi e mistificatori» dell’Ats di Campobasso… «Tutto ciò premesso»: visti articoli e decreti e testi unici, trasmessi gli atti per conoscenza nientemeno che al parroco e ai carabinieri e al premier Giuseppe Conte, protocollato l’atto col numero 0001268, redatto su carta intestata del «Comune del Florido e Pacifico Ex Regno di Napoli, già Contado di Molise terra di Lavoro, Patriotichiamati Briganti, dal 1861 terra di disoccupazione ed emigrazione», apposti sigillo, firma e timbro, et voilà! In calce a tanta mole d’argomentazioni, finalmente il ducato è coniato. «Tutti i jorna si n’impara», dicono sul Biferno: ogni giorno se ne impara una. L’ultima è che il coronavirus si combatte con la corona dei Borbone.

di Francesco Battistini Corriere della Sera del 23/04/2020