Coronavirus, nasce il «ducato»: Castellino del Biferno batte moneta e pensa ai «Borbone bond»

Attenzione, attenzione, annuncio alla popolazione!… Nella galleria dei governatori e dei sindaci d’Italia alle prese con la pandemia, fra le esternazioni caserecce che hanno incuriosito la stampa mondiale e deliziato pure Naomi Campbell – «Oh, I love italians! Their spirit, creativity…» -, ecco apparire pure l’effigie di Enrico Fratangelo, primo dei 532 cittadini di Castellino del Biferno, provincia di Campobasso. Uno che per il Sud batte i pugni e pure moneta. Rieletto con la sua lista civica «Movimento insorgente», lui che più di vent’anni fa era già stato sindaco centrosinistro dell’allora Pds, Fratangelo non minaccia di mandare i carabinieri col lanciafiamme, come il presidente campano De Luca, né va per strada a sgridarli come il sindaco barese Decaro. No, il sindaco molisano s’è inventato qualcosa di unico per tamponare la crisi economica da epidemia. Una sgargiante moneta locale da coniare e spendere subito, in barba all’euro: il ducato castellinese.

«Erano dodici anni che studiavo la moneta alternativa»

E una bella obbligazione da incassare chissà quando, alla faccia dell’Europa e di chi c’impone il rigore: i Borbone bond, risposta meridionale ai Lombardia bond ideati dal governatore Attilio Fontana. «Erano dodici anni che studiavo la moneta alternativa», dice Fratangelo, e l’idea s’è fatta contagiosa con il Covid: «Daremo i ducati solo a chi ne ha necessità. E i bond saranno un incentivo a chi verrà qui per investire in un’attività economica, zootecnica, ortofrutticola o altro». Le monete saranno, nella pratica, dei buoni alimentari: «Le famiglie meno abbienti potranno usare i ducati per fare la spesa nei negozi convenzionati col Comune: il cambio è alla pari e ogni due settimane, riconsegnando a noi le banconote castellinesi, i commercianti avranno i loro euro». E i Borbone bond? «Il Comune restituirà attraverso i ducati, che si possono spendere solo qui, l’esatta cifra del mutuo contratto con la banca per insediare l’attività. Questo darà slancio all’economia locale». Sul Biferno ci si prepara all’inferno. La rocca di Castellino vide l’anno Mille, gli antichi duchi si difendevano dai saraceni lanciando l’olio bollente dalle finestre, s’è sopravvissuti a secoli di pestilenze e in ultimo al terremoto del 2002. Il virus sta colpendo meno che altrove, qui come in tutto il Molise, però si sa che la crisi sarà un’altra cosa. E che tutto cambierà, dice il sindaco, non necessariamente in peggio: si vedono già gli «effetti del neoliberismo sfrenato a cui il Covid-19 ha iniziato a porre freno»… Va bene: ma la zecca, per dirla alla molisana, che ci azzecca?

Il ducato castellinese è bell’e pronto e in circolazione

Il ducato castellinese è bell’e pronto e in circolazione, comode banconote «in carta plastificata, sanificabile e quindi di ostacolo alla diffusione di virus e batteri». I tagli sono da 0,50, 1, 5, 10, 20, 50 e 100. La grafica è accesa e originale, «con immagini riferibili a Castellino od altri soggetti»: la chiesa, la piscina pubblica, la sagra del Pizzicantò, la statua della Madonna, il bronzo di padre Pio, un Gesù che irradia luce, una foto di gruppo della giunta… E infine, sulla banconota gialla da 20, esergo la scritta «Sud ribelle», pure la doppia immaginetta fronte-profilo del Signor Sindaco Fratangelo. Nostalgia per i sovrani assoluti, più che per il sovranismo monetario? «Se per nostalgico intendiamo l’applicazione della Restaurazione, no, non lo sono. Se invece intendiamo nostalgico del benessere che avvolgeva il Sud Italia, dei primati che aveva, allora sì». Nelle sei pagine del decreto numero 8, pubblicato il 17 aprile e intitolato «Re-istituzione di Moneta Comunale Ducato», Fratangelo si confessa grande fan di Ferdinando II re delle Due Sicilie, il Re Bomba, quello che costruiva le prime ferrovie e intanto fucilava i fratelli Bandiera. Il sindaco dedica al Borbone il suo programma di welfare comunale, sta scrivendo un libro sull’argomento e anche prima di deliberare, nel documento ufficiale, la prende da lontano. Prima attacca la storiografia ufficiale tutta a favore dei settentrionali, citando il programma elettorale che comprende «il revisionismo storico in particolare del Risorgimento italiano, ritenuto falso e fiabesco».

«Il caro-prezzi apportato dall’euro»

Poi stigmatizza lo Stato italiano, che non elargisce i fondi e discrimina il Sud. Quindi ricorda il caro-prezzi apportato dall’euro, addita l’impoverimento della classe media, elenca le difficoltà di famiglie e imprese, ce l’ha con le resistenze delle banche, smaschera le speculazioni monetarie, analizza la perdita di sovranità monetarie, individua le lobby del Nord e della grande distribuzione che «prelevano la nostra ricchezza locale», descrive la globalizzazione che porta il lavoro in Cina e in Romania a discapito del Sud, sottolinea la necessità di tutelare le imprese locali dagli effetti della crisi innescata da Lehman Brothers nonché dal «neoliberismo clonato», senza dimenticare quei «faziosi e mistificatori» dell’Ats di Campobasso… «Tutto ciò premesso»: visti articoli e decreti e testi unici, trasmessi gli atti per conoscenza nientemeno che al parroco e ai carabinieri e al premier Giuseppe Conte, protocollato l’atto col numero 0001268, redatto su carta intestata del «Comune del Florido e Pacifico Ex Regno di Napoli, già Contado di Molise terra di Lavoro, Patriotichiamati Briganti, dal 1861 terra di disoccupazione ed emigrazione», apposti sigillo, firma e timbro, et voilà! In calce a tanta mole d’argomentazioni, finalmente il ducato è coniato. «Tutti i jorna si n’impara», dicono sul Biferno: ogni giorno se ne impara una. L’ultima è che il coronavirus si combatte con la corona dei Borbone.

di Francesco Battistini Corriere della Sera del 23/04/2020