rivoluzione coronavirus

niente sarà come prima. ci illudiamo che fra qualche mese, trovato il vaccino, tornerà tutto uguale a prima. sappiamo che non sarà così. per tornare a volare con ryanair forse ci vorranno un paio d’anni, per tornare a mangiare una pizza al ristorante, forse basteranno pochi mesi ma, per recuperare la ‘distanza sociale’ perduta quanto ci vorrà?

già prima del covid le diffidenze e le paure del diverso, alimentate ad arte da una lega troglodita, si stavano diffondendo nella società in maniera irreversibile; così il virus ha dovuto dare solo una legittimazione ‘scientifica’ al mantenimento delle distanze perfino con i propri affetti. questo distanziamento diventerà un ‘diradamento sociale’ tra le persone normali soprattutto quelle anziane.

se dal punto di vista sociale e umano sarà un disastro, cosa succederà all’economia? può essere questa un’occasione unica e irripetibile per azzerare l’inutile barocca burocrazia che con regolamenti e testi unici vari bloccano l’intraprendenza delle persone? il miracolo della ricostruzione del ponte ‘morandi‘ di genova può essere il seme della speranza. deregolamentare è la chiave di quell’unica possibile ripartenza economica.

pensiamo al solo trasporto aereo che già imponeva di recarsi 2 ore prima all’aereoporto per controlli antiterrorismo; adesso con il controllo della T corporea unita ad altri formalismi inevitabili a seconda del paese di destinazione, bisognerà recarsi al check-in almeno 3 ore prima; se a questo si aggiunge l’inevitabile rincaro dei prezzi, è facile pensare che il settore aereo ha già un piede nella fossa (se ne accorto persino Warren Buffet).

negli anni duemila Serge Latouche (decrescitafelice.it) ha definito i principi di quella filosofia economico-sociale che va sotto il nome di ‘décroissance‘ : non può esistere una crescita infinita in un mondo finito. grazie alla pandemia covid, quello che non ci piaceva prima diventerà di inevitabile attuazione. l’eliminazione di buona parte del superfluo della nostra vita diventerà, finalmente la regola invece dell’eccezione di pochi sfigati radical-chic che predicano l’adozione di stili di vita più consoni e rispettosi dell’ambiente e della dignità umana.

qual’è il contrario del termine inglese ‘lockdown‘ ? interrogata mia figlia di 23 anni, in un lampo di genio, mi ha detto: ‘freedom‘ ! la questione non è solo lessicale ma sostanziale: contrariamente a quanto pensiamo, il nostro vivere moderno invece di renderci + liberi, ci ingabbia sempre più in una condizione di esseri non pensanti, non più protagonisti della propria vita ma semplici esecutori di decisioni prese altrove (orwell 1984).

l’informazione che pure ci sommerge quotidianamente, invece di facilitare le nostre scelte crea solo rumore che ci disorienta e, in questa pandemia, siamo ancorpiù costernati fino ad arrivare al rigetto dei consigli ‘scientifici’ dei troppi virologi-epidemiologi. non se ne può più. la cosa migliore da fare è spegnere la TV e smetterla di cercare le ultime (fake) news sul telefonino.

la nostra umana intelligenza non merita tanta umiliazione.

vive la liberté !!!